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vale_cover_def In Talento

Valeria De Lucia

Valeria De Lucia, 34 anni, romana. Grafica diplomata all’Istituto di Arte e Nuove Tecnologie Visive, intraprende una ricerca artistica di frontiera, tra psicologia e grafica vettoriale, che la spinge a sviluppare l’approccio del Mood Design. Una nuova cultura e tecnica illustrativa che mette al centro la complessità dello stato d’animo alle prese con la modernità liquida. 

 

 

Cos’è per te il talento?

L’indole, l’inclinazione naturale e l’essenza, spoglia da tutte le sovrastrutture, che determina la specificità della persona.

I tre valori per te irrinunciabili (in ordine di importanza)

L’amore, inteso come spinta vitale, come eros contro thanatos, come ragione e pulsione per andare avanti, dire, fare, costruire, vivere. La calma, intesa come stato d’animo di quiete e ragionevolezza per affrontare i contrasti con il mondo. La dignità, intesa come il valore di essere esattamente ciò che si è: essere umano.

Un film che ti rappresenta

Mary Poppins.

Di cosa ti occupi attualmente?

Sono impiegata full time presso la Max Pubblicità di Roma. Agenzia che si occupa di progettazione e realizzazione di materiale pubblicitario. Ha a disposizione un laboratorio interno per la stampa, il taglio, l’intaglio (medio-grande formato) di diversi materiali: carta, forex, legno, plexiglass, alluminio. Parallelamente sto sviluppando un mio progetto personale che riguarda il Mood Design. Si tratta di una ricerca sugli stati d’animo realizzata attraverso il supporto di illustrazioni grafiche. La mia indagine è volta ad esplorare il rapporto che sussiste tra emozioni, sentimenti e stati d’animo. Il tentativo è dimostrare che quest’ultimo, a differenza delle emozioni e dei sentimenti, è una condizione che abbiamo il potere di modellare a nostro piacimento, creando uno stile di vita che sia coerente con esso. Lo stato d’animo influenza profondamente azioni e comportamenti, ci dà lo slancio necessario o ci frena irrimediabilmente, per dirla con John Milton: “La nostra mente può fare del paradiso un inferno e dell’inferno un paradiso“. Possiamo, quindi, decidere con quale umore affrontare il mondo e in quale direzione virare la nostra vita lavorando sul modo di percepirlo e rappresentarlo.

L’esperienza personale/professionale che ti ha dato maggiori gratificazioni?

La prima mostra delle mie illustrazioni: Vettori, 2011. A proposito di emozioni, la paura, mi ha quasi fatto perdere l’occasione di riunire 200 persone in una temporalesca serata di febbraio e di scoprire che certe sensazioni e sentimenti privati sono, invece, comuni a tutti. In molti si sono rispecchiati in istantanee che ritraggono stati d’animo più o meno allegri, dubbi e speranze. Oltre alla soddisfazione di godere di una calorosa serata in compagnia e di scambi sui fatti dell’anima, è stato il momento in cui ho cominciato a capire che l’universalità delle emozioni mi avrebbe aperto ad una rappresentazione più fruibile e meno autoreferenziale. Vettori rappresenta per me un momento di crescita artistica, ringrazio perciò chi ha partecipato e gli amici speciali che mi hanno sostenuta, aiutata e convinta ad espormi.

Se fossi il capo del governo quali sono i primi tre provvedimenti che inseriresti in agenda?

Se fossi il capo del governo il primo provvedimento partirebbe dai più piccoli, dalla scuola e dalla famiglia. Il futuro è lì. Paradossalmente, per andare avanti, andrei a ripescare qualcosa dal passato e come prima mossa reinserirei l’educazione civica in tutto il percorso di studi. Il mio secondo provvedimento vedrebbe il reinserimento dell’economia domestica, per tutti, maschi e femmine. Siamo esseri complessi che progrediscono moralmente ed intellettualmente, ma non dobbiamo dimenticare la praticità perché questa ci consente di sfruttare sapientemente le risorse che il mondo ci offre, senza consumarle e basta. Infine, incentiverei seriamente l’educazione fisica e i valori che lo sport ci insegna. Come diceva sempre mio nonno (ufficiale dell’esercito), il salto mortale che insegnavano alle reclute, non era poi così difficile da imparare. Si tratta di una capriola in avanti su se stessi. Gli era stato dato quel nome per enfatizzarlo, l’esecuzione del gesto serviva a prendere coraggio, ed è di questo che abbiamo bisogno in quest’epoca. Alla fine del corso, tutti i suoi allievi ci riuscivano.

Partendo dalla tua esperienza personale e/o professionale come pensi che evolverà in futuro la società?

Questo è un momento storico-sociale in cui è difficile vedere il domani, tutto sembra studiato appositamente per vivere alla giornata. Credo che, quella pulsione vitale di cui sopra, sarà la ragione per fare il cambiamento che serve. Non c’è alternativa al progresso. Finché l’uomo vivrà avrà bisogno di fare e creare. Dalle più piccole alle più grandi cose. L’uomo si reinventerà e continuare a lavorare. Non solo per soldi, ma perché ha l’istinto naturale di creare. Nuove idee, nuova vita, nuove prospettive.

Come ti vedi tra 10 anni?

Il mio futuro non è un disegno più chiaro di quello della società in cui vivo. Di certo so che sarò una persona migliore di oggi, come oggi sono una persona migliore di ieri. La mia personalissima ricerca in questa vita è proprio questa: migliorarmi. Per quello che invece posso sognare, mi piacerebbe avere dei figli e creare una famiglia. Continuare a creare una rete di relazioni che valgono per condividere l’esperienza della vita che, non voglio dimenticare, essere una cosa meravigliosa!

Come immagini l’Italia tra 10 anni?

Un grande punto interrogativo. L’Italia esisterà ancora geograficamente ma culturalmente potrebbe essere stravolta. Gli italiani di una volta probabilmente non esisteranno più perché emigrano all’estero, sostituiti da immigrati; perché fanno meno figli, si mescolano creando nuovi métissage. Dobbiamo prendere parte al cambiamento.

Se l’Italia fosse una canzone

In Italia – Fabri Fibra ft Gianna Nannini: “… è difficile essere italiani, tu che ci riesci tira su le mani…”

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