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Matteo Nicoletta_cover In Talento

Matteo Nicoletta

Matteo Nicoletta 30 anni, romano di Trastevere. Attore per indole, si è fatto le ossa in teatro e osservando la gente per strada. Sul web è “il Fenomeno” personaggio tragicomico dell’omonima Web Series che racconta le vicende ironiche e dissacranti dei fenomeni che popolano il mondo. Homo Talent vuole conoscere la sua storia allo scopo di approfondire le dinamiche che gli hanno permesso di costruire una carriera partendo dalle sue attitudini e dal contesto culturale della famiglia. 

Cos’è per te il talento?

Per me il talento è la capacità di ognuno di noi di fermarsi e riflettere su se stessi essendo il più obiettivi possibile. Un’autoanalisi che ti permette di capire cosa possiamo fare riconoscendo i nostri limiti e le nostre potenzialità in un dato contesto. Individuare la propria peculiarità e investire tempo e fatica in quella direzione. Quand’ero piccolo giocavo a basket e volevo diventare un giocatore di serie A. Il giocatore più basso della serie A era alto 1,95 cm. Mi sono guardato allo specchio e dal “basso” dei miei 1,80 cm ho pensato: Il basket sarà uno sport che seguirò sempre con passione ma non potrò mai diventare un giocatore professionista. Questo è quello che intendo per essere obiettivi con se stessi.

Quali sono i valori per te importanti nella vita?

Famiglia, amicizia, amore. I valori sono sempre gli stessi, cambiano le priorità in base alle fasi della vita. In questo momento della mia vita al primo posto c’è la famiglia. Grazie ai miei genitori posso fare questo lavoro. Mi hanno sempre assecondato e sostenuto. Gli amici, anche loro stanno sempre al mio fianco e sono sinceri con me; odio essere circondato da “yes man”. Loro invece mi dicono la verità, soprattutto se faccio degli errori o delle scelte sbagliate. L’amore è importante ma per ora può aspettare. Sono in una fase delicata del mio lavoro, voglio essere concentrato su di me e non potrei dedicare alla persona che starebbe al mio fianco le giuste attenzioni. Qualora la dovessi trovare, dovrebbe essere una santa! (ride, ndr).

Un film che ti rappresenta

Ce ne sarebbero tre: Il postino, Il sorpasso, Nuovo Cinema Paradiso. Se devo sceglierne uno, adesso, dico “Il sorpasso“. Una commedia amara a cui sono molto legato. Mi rappresenta per il modo di recitare e per tanti aspetti del quotidiano. Il finale de Il sorpasso è lo specchio della vita. La vita ti presenta un conto che devi pagare. Sono amante del “cinismo”, di un sano realismo. I personaggi che interpreto sono sempre tragicomici.

Cosa mi dici dell’essere attore?

Per fare l’attore bisogna prendere il tram. Andare al mercato. Sporcarsi le mani. Vale, tra l’altro, per tutti i ruoli, come il regista, lo sceneggiatore, etc. La domenica mattina, per esempio, abitando vicino al mercato di Porta Portese, mi piace camminare e osservare le persone. L’attore ha bisogno di prendere spunto dalla realtà, dalle situazioni paradossali. Per me l’osservazione della realtà è vitale. Giancarlino, il personaggio che interpreterò prossimamente, è una persona che conosco.

Qual è stato il momento in cui è scoccata quella scintilla che ti ha fatto scegliere di imboccare la tua strada?

Non è stata proprio una scintilla. Facendo un’analisi a posteriori ho capito il motivo per il quale ho scelto questa strada. A 18 anni mi sono diplomato e mi sono chiesto: “Cosa vuoi fare nella vita? Voglio fare l’attore”. Mi sono anche iscritto all’Università e mi sono laureato. Un’esperienza che ripeterei perché mi ha dato strumenti, capacità di concentrazione e metodo. Utile nel mio lavoro di oggi. Ma il punto centrale è un altro. Mio padre e mia madre hanno sempre seminato cultura intorno a me. Quando ero piccolo, la prima parola che ho pronunciato è stata Totò, non mamma o papà. Mio padre vedeva tutti i film di Totò ed io li guardavo con lui. Mi ha portato a teatro a vedere Pirandello a quattro anni (io chiaramente mi sono addormentato)! Questa attitudine ad esprimersi c’è sempre stata. La mia fortuna è che sono cresciuto in un contesto familiare dove si respirava cultura ed io ho raccolto tutto quello che è stato seminato dai miei genitori.

Sul web sei “il Fenomeno”. Mi parli di questo progetto?

Nasce da un incontro durante una tournée teatrale con il mio collega Daniele Grassetti, poi diventato grande amico. Ci siamo scelti reciprocamente. Avevamo una gran voglia di condividere e di esprimerci. Venivamo tutti e due da esperienze non felici e ci siamo detti: Investiamo un anno della nostra vita e mostriamo a tutti cosa sappiamo fare. Approfittando del web come una finestra sul mondo, potevamo inventare qualsiasi cosa. Un giorno Daniele mi scrisse un messaggio su whatsApp dicendomi: da oggi in poi sarai Il Fenomeno. Io, siccome mi fido molto di lui, ho accettato la sfida. Daniele alla regia s’ispira a Dino Risi. Io come attore a Nino Manfredi e Vittorio De Sica. Così è nato il progetto.

Secondo te che potenzialità hanno le Web Series?

Le Web Series, ora, servono a mostrare il proprio talento. Non si guadagna e non ci si campa. La nostra Web Series infatti è auto prodotta. Siamo ancora lontani da quel livello. In America è un’altra storia. Qui in Italia siamo indietro di 15 anni. Analizzando l’attuale situazione, non può rappresentare un’alternativa alle serie TV. Lo diventerà, forse. Come d’altronde non può sostituire l’esperienza di andare al cinema. Ancora è presto per creare un prodotto alternativo di grande impatto. Devi capire quali sono i gusti della gente e rispettare i tempi di fruizione dell’utente sul web. L’attenzione per la visione di questo prodotto è di circa 5 minuti.  Non è funzionale produrre puntate più lunghe che non vede nessuno.

Il progetto che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

Il Fenomeno sicuramente nel campo del cinema e del web. A teatro, Napoletango. Una bellissima tournée durata due anni e mezzo. Siamo stati anche a Londra a recitare. Me la sono goduta in tutto e per tutto. Un’esperienza unica che forse non mi capiterà più.

Come ti vedi tra 10 anni?

Mi vedo con la possibilità di scegliere i film che farò. Spero di farne tanti, non troppi. Perché significa che non lo farò per fame, ma per scelta. Un’altra mia volontà sarà quella di trasmettere le mie esperienze e conoscenze agli altri. Dare il mio sapere gratis. Magari creando un gruppo di appassionati volenterosi che mi seguono. Il discorso sai qual è? Siamo la generazione che per la prima volta nella storia è più povera di quella precedente. Ricordiamoci gli anni del boom economico: hanno creato ricchezza ma non hanno pensato al futuro. Ora il lavoro sicuro è un’utopia. Viviamo in un nuovo rinascimento, in un’epoca che ci stimola a reinventarci. Dobbiamo muoverci in questa direzione essendo consapevoli che donare ci riporterà indietro qualcosa.

Come immagini l’Italia tra 10 anni?

Bene. La immagino bella. Credo nella nostra generazione. Pian piano riuscirà e rilancerà questo Paese. Sono molto ottimista. La nostra generazione, però, deve mostrarsi intelligente ed unirsi. Come per realizzare un film. Il cinema è il prodotto della bravura e dell’arte di tante persone. Un lavoro collettivo. Ecco perché, per me, il cinema è magia.

Se l’Italia fosse un film

Nuovo Cinema Paradiso. Ha tutti gli ingredienti per rappresentare l’Italia: speranza, romanticismo, tenerezza, movimento, ingenuità, arte, capacità di sorprendersi, bellezza, sofferenza.

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