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fabio_cover2 In Talento

Fabio Petrozzi

Fabio Petrozzi, 44 anni, romano. Ecologo animale attivo principalmente in Africa occidentale, crede che l’onestà sia il valore da cui derivano tutti gli altri come un albero cladistico. 

 

Cos’è per te il talento?

Il talento è la capacità di capire le criticità, analizzarle e affrontarle in modo debito, e in caso sfruttare, in senso buono, la situazione a proprio vantaggio.

I tre valori per te irrinunciabili 

Tre? Il valore irrinunciabile in assoluto per me è l’onestà, sia essa culturale, morale o intellettuale. Da questa poi derivano tutti gli altri quasi come un albero cladistico.

Una canzone che ti rappresenta 

Credo Can’t find my way home di Stewie Winwood.

Di cosa ti occupi attualmente?

Sono un ecologo animale, e ultimamente mi sto occupando di vari argomenti di ecologia animale principalmente in Africa occidentale, partendo dallo studio di popolazioni di rettili e mammiferi, fino ad arrivare allo studio del bushmeat (l’utilizzo di selvaggina per fini nutrizionali, naturalmente focalizzandomi sui problemi ecologici).

Il progetto personale e/o professionale che ti ha dato lasciato il maggior impatto emotivo?

Posso parafrasare Hikmet dicendo che il progetto che mi ha lasciato il maggior impatto emotivo è quello che devo ancora fare?
Scherzi a parte, difficile fare una dicotomia netta tra progetto professionale e personale. Il mio lavoro è principalmente passione, quindi, quasi sempre, le due cose vanno di pari passo! Comunque il progetto che maggiormente mi ha lasciato un grosso impatto emotivo è lo studio della distribuzione, la densità e l’ecologia di una tartaruga africana gigante, la Centrochelys sulcata, in alcune aree dell’Africa occidentale. Una ricerca che ho portato e sto portando avanti anche grazie a due grant internazionali vinti con la Mohammed Bin Zayed Species Conservation Fund e la Turtle Conservation Fund. La ricerca è molto affascinante in quanto di questa specie se ne sa ancora poco sugli argomenti appena detti e su altri fattori, soprattutto in Africa occidentale. La Centrochelys è a rischio di estinzione (nell’ultimo workshop della IUCN Tortoise and Freshwater Turtle Specialist Group è stata definita ‘Endangered’), a causa del cambiamento dell’uso dell’habitat nelle aree dove vive, e del collezionismo internazionale. Oltre alla ricerca in quanto tale, ricca di spunti e sotto molti aspetti per me esaltante, la sensazione che ti da l’incontrare questo animale così maestoso rimane dentro.

Se fossi il Ministro della Ricerca quali sono i tre provvedimenti che attueresti nei primi 100 giorni di governo?

Non sono un tuttologo, quindi posso parlare del mio settore, in più della cosa ne posso parlare come osservatore esterno in quanto non faccio parte del mondo accademico. Comunque, a pari livello di importanza le tre cose fondamentali sono il far ripartire i concorsi universitari, mettere in condizione gli scienziati del settore nel fare ricerche serie e approfondite (non a caso in Italia si parla di fuga di cervelli e nel nostro Paese di ricercatori, in senso lato, molto bravi e riconosciuti internazionalmente ne abbiamo molti) e di valorizzare ancora di più gli atenei virtuosi nella ricerca. Certo in 100 giorni è un’utopia, ma un piano programmatico su questi temi andrebbe affrontato e in tempi relativamente brevi, sempre secondo il mio modestissimo avviso.

Sei un ecologo animale molto attivo in Africa. In base alla tua esperienza personale/professionale come prevedi che si evolverà il tuo settore in futuro?

Il mio settore in Italia lo vedo molto precario e il futuro lo vedo alquanto nero! Quando vedo degli studenti motivati e potenzialmente bravi, mi verrebbe voglia di disincentivarli vista la situazione attuale, ma poi spero che possano trovare una loro strada che li porti a soddisfazioni professionali alte, in Italia o all’estero. Sono pochi i fondi sullo studio dell’ecologia animale e le previsioni per il futuro breve non parlano di un miglioramento. Infine bisogna ricordare che spesso la mia professione viene derisa, a volte ci descrivono come dei nobili dell’ottocento che hanno l’hobby di andare in giro con il retino per catturare farfalle, o di perdigiorno che cercano di guadagnare la pagnotta facendo un lavoro che consiste nel camminare all’aria aperta, e purtroppo non è proprio così! Quanto detto lo lessi alcuni anni fa in un articolo su un famoso quotidiano nazionale che indagava indignato su come venissero spesi  qualche migliaio di euro (non ricordo la cifra ma non era enorme, anzi…) sullo studio dei lupi e o sullo studio delle api. Certo non facciamo i cardiochirurghi, ma, oltre al rispetto della nostra professione e della preparazione che abbiamo (maturata con anni di studio e di lavoro sul campo e perennemente in aggiornamento) il nostro lavoro risulta importante anche, ma non solo, per la gestione del territorio.

Come t’immagini tra 10 anni?

Un po’ più vecchio e con la valigia in mano pronto per partire per qualche ricerca in Africa.

Come immagini l’Italia tra 10 anni?

Come la immagino o come la spero? Immaginarla, sinceramente non so cosa dire o, forse, quanto direi sarebbe molto negativo. Come la spero? Di certo che si sia rialzata in tanti campi, come quelli sociale, culturale (senso lato) e scientifico, e che permetta alle persone comuni di poter vivere cercando di realizzare il proprio sogno.

Se l’Italia fosse un libro 

Il ritratto di Dorian Gray.

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