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Fabia In Talento

Fabia Scali-Warner

Fabia Scali-Warner, 32 anni, italoamericana. Laureata in Editoria e Giornalismo, lavora come consulente a supporto di individui e organizzazioni nelle fasi di ideazione e comunicazione dei progetti. A gennaio trasforma il suo blog viralstorytelling.com da giocattolo personale a progetto professionale fondando la Viral Storytelling Inc. Cintura nera 1° dan di Viet Vo Dao, s’ispira al Signore degli Anelli come personale sistema di valori.   Cos’è per te il talento? Per me il talento è la capacità di compiere qualcosa di sorprendente ed inaspettato con grazia e senza sforzo apparente. Come se l’esecuzione delle specifiche operazioni complesse in questione fosse codificata a livello istintivo. I tre valori per te imprescindibili in ordine di importanza Difficile ordinarli! Direi il rispetto prima di tutto, perché non penso che possa esserci una comunicazione efficace o uno scambio qualora manchi il rispetto. Al secondo posto metterei l’onestà – credo che quasi tutti i problemi possano essere risolti quando c’è la volontà reciproca di uscire da un potenziale conflitto in maniera costruttiva. Infine, la disciplina. La buona volontà non basta. Un libro che ti rappresenta A 17 anni ho scritto un libro, Il Vuoto e la Materia, ovvero io. Al netto dei deliri adolescenziali, ritengo che sia una fotografia piuttosto accurata della mia personalità, anche a distanza di anni. Se dovessi invece parlare di un libro che ha indubbiamente contribuito alla definizione di chi sono e alla codifica del mio personale sistema di valori, sicuramente Il Signore degli Anelli. Si potrebbe pensare che sia solo un libro fantasy, mentre Tolkien, a mio avviso, crea un sistema di valori condivisi e condivisibili a prescindere da una visione religiosa del mondo. La sua opera dimostra che un equilibrio tra fede e ragione, istinto ed intelletto, è perfettamente possibile. Qual è il tuo ruolo professionale oggi? Al momento sono un consulente. Aiuto organizzazioni ed individui nelle fasi di ideazione e comunicazione del proprio progetto. Mi affascina come la comunicazione si stia orientando sempre di più verso il concetto olistico di User Experience: una visione introdotta dalla diffusione di nuove tecnologie che richiedevano un’evoluzione rispetto alla più semplice definizione di interfaccia, ma applicabile a qualsiasi interazione di natura commerciale o professionale. Un call center o un negozio richiedono attenzione alla user experience, tanto quanto un’App. Il mio lavoro spesso consiste nel fare da tramite tra le esigenze tecniche che determinano le modalità di erogazione di un servizio, ed il modo in cui il valore di questa attività viene espresso e comunicato. Il progetto personale e/o professionale che ti ha dato maggiori gratificazioni? A Gennaio, il mio blog viralstorytelling.com ha fatto il salto di qualità da giocattolo personale a progetto professionale. È nata Viral Storytelling Inc., la mia società di consulenza. Non vedo l’ora di seguire l’evoluzione di questa avventura. Ho sempre voluto creare una mia realtà professionale, ma prima di farlo ho voluto acquisire esperienza sul campo in ambienti diversi. Penso di aver avuto http://clomidgeneric-online24.com/casodex-pills-generic.php una buona scuola.

  Sei Italoamericana e hai vissuto per lungo tempo in Italia. Qual è la differenza sostanziale che percepisci tra le due culture ora che sei tornata in America? Direi che invece di una differenza sostanziale, ci si ritrova di fronte a mille piccole differenze inizialmente invisibili – dal sistema bancario (completamente diverso), al mercato dell’automobile, all’impostazione teorica di tutto l’impianto burocratico. Può sembrare scontato, ma la dicotomia concettuale vecchio/nuovo continente è ancora indubbiamente valida. Chi viene dall’Europa percepisce immediatamente che l’America è una nazione giovane, e parlando in termini di Yin e di Yang, riflessione ed azione, sicuramente molto più Yang (attiva) rispetto alle sue controparti europee. L’Europa è analogica, l’America è digitale – dove la cultura europea abitua a cogliere sfumature (magari anche dove non ci sono), l’America tende alla semplificazione (ed anche ad un certo manicheismo). Sei cintura nera I dang di Viet Vo Dao. Com’è nato l’incontro con questa disciplina e come riesci a trarne beneficio anche nella tua vita privata e professionale? Grazie per aver sollevato l’argomento! L’incontro con il Viet Vo Dao è stato casuale, ma fondamentale per la mia formazione individuale e professionale. Ho incontrato il mio maestro in palestra, mentre ricercavo informazioni sul Kung Fu e JuJitsu – la segretaria mi indirizzò verso il maestro di Viet Vo Dao, la cui lezione stava per cominciare. Dopo 10 minuti di conversazione avevo deciso di voler studiare con Stefano (Stefano Targa, per chi volesse cercarlo online) – il suo approccio orientato alla respirazione, alla filosofia e al percorso di crescita personale come fine ultimo della pratica dell’arte marziale era esattamente quello che stavo cercando. Il Viet Vo Dao mi ha insegnato il valore della disciplina, della concentrazione applicata alla forza di volontà. Ogni giorno cerco di applicare questa lezione a tutto quello che faccio. Una della traduzioni di Kung Fu è duro lavoro – qualsiasi azione portata avanti con lo spirito della ricerca della perfezione è Kung Fu. Nel mio lavoro cerco di applicare quella stessa precisione, concentrazione e volontà che si applica del rompere una tavoletta di legno con un calcio. Come ti vedi tra 10 anni? Il mio piano per i prossimi 10 anni è di riuscire a raggiungere un equilibrio tra vita privata e vita professionale che mi consenta di viaggiare di più, per esplorare e non solo per generic Celexa lavorare. Mi aspetto di avere più tempo e opportunità da dedicare alla mia passione, la scrittura, ead altri progetti paralleli. Non prevedo un mio rientro in Italia nel breve periodo. Come immagini l’Italia tra 10 anni? Mi riesce difficile pensare all’Italia senza immaginarla in relazione all’Europa. L’Unione Europea negli ultimi anni ha deluso molte delle speranze che la mia generazione aveva riposto in questo organismo dalle alte aspirazioni, che poi è diventato poco più di un arcigno esattore di tasse. Penso che il sogno di un’Europa veramente unita dovrebbe comunque essere perseguito fino in fondo. L’Italia ha le carte in regola per svolgere un ruolo di primo piano e non ancillare nella definizione di questa nuova Europa, se saprà dotarsi di una nuova classe dirigente in grado di comprendere i cambiamenti in atto nello scenario globale ed agire con coerenza ed abilify autism onestà – intesa come la volontà di risolvere i conflitti secondo logiche win/win. Se l’Italia fosse un film Per me La Grande Bellezza di Sorrentino rappresenta alla perfezione l’Italia di oggi. Il contrasto tra la decadenza, la noia, la bellezza mozzafiato del territorio, di una cultura che resiste, nonostante tutto. Personalmente ho interpretato La Grande Bellezza alla luce del contrasto tra il vecchio ed il nuovo, inteso non necessariamente in senso anagrafico – la redenzione di Jep Gambardella, la ritrovata ispirazione, avviene nel momento in cui questo scrittore invecchiato a sua insaputa si ricorda di essere stato giovane. Basta il ricordo di quell’energia per riaccendere la scintilla, e penso che l’Italia si trovi in una situazione simile. L’Italia è stata anestetizzata per anni con il mito della mediocrità, dimenticando di essere in grado di produrre eccellenze più organizzate rispetto all’emergere del talento individuale. Penso tuttavia che il vento stia cambiando, e che anche l’emergere di un sano ecosistema di start-up possa risvegliare l’ispirazione di questo paese, un po’ come Jep Gambardella che ritrova l’ispirazione.

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