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Ermanno_1 In Talento

Ermanno Zanella

Ermanno Zanella, 25 anni, vive e lavora a Bolzano dove si è laureato in Design alla Libera Università. Spinto dalla sua spiccata curiosità e passione per la tecnologia ed il design ha inventato il marchio uptitude che realizza occhiali da sole utilizzando materiali riciclati da sci e snowboard. Attualmente sta lavorando alla fase di prototipazione del prodotto che, spera, diventi al più presto un’impresa made in Italy. Homo Talent lo intervista per saperne di più sulla sua storia. 

Che cos’è per te il talento? Mi sapresti dare una definizione personale in base alla tua esperienza?

Wow! Che domanda complicata, non ci ho mai pensato; ok ho letto la definizione su Wikipedia, vien definita come l’inclinazione naturale di una persona a far bene una determinata attività. Direi che la mia definizione personale si avvicina molto a quella che si legge sull’enciclopedia collettiva più famosa della Rete. 

Quali sono i valori di riferimento per te imprescindibili?

Wow! Questa è ancora più complicata, anche perché non c’è la definizione su wikipedia questa volta. Possiamo considerare la curiosità un valore? Cioè il continuo mettersi in gioco, sperimentare, provare esperienze nuove. In sostanza, il sapere in generale. Sarà per il fatto che mia madre proviene dal settore dell’istruzione. Prima come insegnante, poi come dirigente scolastico. Forse, inconsciamente, mi ha trasmesso questo valore importante.

Di cosa ti occupi attualmente?

Attualmente mi sto occupando di sviluppare il progetto uptitude. Uptitude è il proseguimento della mia tesi di laurea sviluppata presso la facoltà di design alla Libera Università di Bolzano. In poche parole, ci occupiamo di trasformare sci e snowboard rotti in occhiali da sole, dall’aspetto unico e dalla forte ecocompatibilità. 

Com’è nata l’idea di utilizzare sci e snowboard?

Un giorno, per gioco, decido di costruirmi un paio di occhiali da sole. Vado in cantina alla ricerca del legno da riciclare e mi imbatto nella collezione di sci e snowboard usati e abbandonati dalla mia famiglia. Un po’ perplesso mi domando se quel materiale possa essere adatto al mio scopo. A quel punto mi rivolgo a mio cugino, che di professione fa lo shaper, ovvero modellatore dei salti e delle strutture degli snowpark, e gli dico: ” Questa tavola è rotta, ti serve ancora? Se non ti serve più la prendo io e ti preparo una sorpresa”. Così è nato il mio primo modello di occhiali con materiale riciclato. 

Attualmente state in fase di prototipazione finale del prodotto. Che progetti avete per il futuro?

Vogliamo definire gli ultimi step della prototipazione e certificare il prodotto. Nella fase successiva intendiamo realizzare la pre-serie. Ovvero 5 modelli di occhiali o tagli per dieci copie che servono a discutere con gli addetti ai lavori: ottici, snowboarder, concept store. Se tutto va bene, vorremmo costituire un’impresa e vendere i nostri prodotti sia su web sia ai negozi interessati.

Come organizzate la produzione degli occhiali?

Nella fase iniziale abbiamo comprato a pezzi una macchina auto-costruita da un elettricista ligure. L’abbiamo rimontata come se fosse un lego per adulti. Nella fase di montaggio ho avuto la fortuna di essere supportato dai tecnici della Facoltà di Design che tuttora ringrazio vivamente. Si tratta di una fresa a controllo numerico che funziona in modo contrario ad una stampante 3D. Invece che aggiungere materiale, lo rimuove. E’ una sorta di “trapano” (in gergo mandrino) che si muove su tre assi e ritaglia una forma presa da un disegno precedentemente realizzato in 3D con un apposito software. Attualmente stiamo cercando un partner disposto a studiare una macchina ad hoc adatta alle nostre esigenze (velocità, qualità, sicurezza).

Com’è il tuo rapporto con la tecnologia?

Più che ottimo direi; ho messo le mani sul primo computer quando avevo 8 anni, si trattava di un pentium MMX, il sistema operativo era windows 95. Già dal primo utilizzo intuii che i computer sarebbero diventati uno strumento di utilizzo comune, e che avrebbero rivoluzionato la realtà sociale.

Secondo te le idee possono essere considerate un capitale da investire? Se si, come?

Ovvio che si, ma bisogna sempre ricordare che un’idea, se non vien realizzata resta soltanto aria fritta, e che quindi anche la realizzazione ed il metodo hanno il loro peso. Per concretizzare la mia idea mi sono ispirato al metodo scritto da Bruno Munari nel suo libro “Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale”. Lui s’ispira ad una ricetta di cucina e dimostra che può essere applicato alla risoluzione di qualsiasi problema progettuale.

Come vedi la società italiana tra 10 anni?

Wow! Bella domanda.. posso darti una risposta molto ottimista? Mi piacerebbe pensare ad una società particolare, dove tradizioni secolari e tecnologia si fondono alla perfezione, una sorta di nazione glocalizzata. Ovvero la fusione intelligente tra prodotto locale e mercato globale.

 

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