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Chiara Di Cillo In Talento

Chiara Di Cillo

Chiara Di Cillo, 26 anni, nasce e vive a Roma. Laureata in Architettura alla Sapienza, successivamente si specializza in “Interior & Industrial Design” all’Accademia delle Arti e delle nuove Tecnologie.  Amante della musica rock anni ’70 tra cui Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull e David Bowie, è l’ideatrice e promotrice del marchio “portatelovunque” reinventando cose mandate in pensione troppo presto, come mute da sub e costumi, ottiene borse dal design ricercato ma allo stesso tempo tecniche. Determinata e curiosa per indole, ci racconta la sua storia e come immagina il futuro dell’Italia.

Che cos’è per te il talento?

Un mix di ingredienti, come in una ricetta di cucina. Non si tratta solo di una qualità innata bensì di un qualcosa da coltivare. Va sviluppato con la formazione, lo spirito di sacrificio e la dedizione. Dal mio punto di vista viene forgiato negli incontri con persone particolari con cui entriamo in contatto nella nostra vita. Se non avessi incontrato certe persone non avrei mai sviluppato la mia idea e il mio progetto. Quindi, per me, vale sempre la pena di buttarsi e prendersi il rischio.

Quali sono i valori per te imprescindibili nella vita?

Sono tenace e caparbia. Quando mi fisso un obiettivo in mente ce la metto tutta per raggiungerlo. Per me un valore primario è quello di credere in me stessa e nelle idee che diventano azioni. La curiosità è un altro punto cardine della mia esistenza. Cerco sempre di allargare le mie conoscenze e sviluppare sempre più competenze. Non mi fermo mai. Infine un altro riferimento importante per me è la cooperazione. La gente spesso rimane chiusa nel proprio mondo e non riesce ad afferrarne appieno il valore. I grandi traguardi si raggiungono con l’ascolto e il continuo confronto con gli altri.

Com’è nata l’idea portatelovunque? 

Nata per soddisfare chi, come me, è sempre di corsa e mangia spesso fuori casa, ma vorrebbe portare con sé un angolo proprio. Ma “portatelovunque” non è solo una borsa porta pranzo, può contenere molto di più! Utilizzando materiali di scarto, si ottengono pezzi unici ed ognuno può scegliere quello che gli è più affine. E’ modulare e scomponibile e questo permette di ottenere una borsa sempre diversa. Osservando le abitudini quotidiane delle persone mi piaceva l’idea di offrire un oggetto che potesse soddisfare più esigenze durante la giornata. Rispecchia la mia personalità multitasking. L’opportunità che ognuno possa scegliere come personalizzare il prodotto è, secondo me, un ulteriore valore aggiunto dell’artigianalità.

Perché hai scelto la forma circolare per le tue borse?

Mi ricordo che il primo libro letto all’Università era quello di Kandinsky “Punto, linea e superfici“. Lui s’interroga su come le forme interagiscono con il mondo circostante. Un concetto del suo libro mi colpì molto: “penso che il cerchio sia la forma più modesta, ma si impone incondizionatamente; è insieme stabile ed instabile, sonora e morbida e ha maggiori possibilità interiori”. Anche il mio amore per il vinile, ereditato da mio padre, ha inciso sulla mia scelta. Credo che ogni designer porti con sé il proprio bagaglio culturale negli oggetti che progetta e realizza. Perché l’oggetto parla per te, inconsciamente.

Come organizzi la produzione delle borse?

Una fase importante e delicata è quella di reperire il materiale scartato da riciclare. Una volta reperiti i materiali li taglio, li assemblo e li cucio. In questa attività mi avvalgo del gran supporto di un laboratorio tessile di Testaccio. Gestito da due ragazze, incontrate fortuitamente, che hanno sposato la mia causa. E’ uno scambio di competenze, una specie di baratto professionale. Io aiuto loro, e loro aiutano me a realizzare tecnicamente il prodotto. Ho imparato tantissimo da loro. Il materiale che ho maggiormente utilizzato è il neoprene. Sono partita da lì perché una mia amica sub mi ha regalato una muta che voleva buttare, ma sin da subito ho iniziato a sperimentare nuovi materiali.

Quali caratteristiche cerchi nel materiale che scegli?

Impermeabile, resistente, facile da pulire. Soprattutto di scarto. L’intento è ridare vita ad oggetti che altrimenti verrebbero gettati.

Chiara, come ti vedi tra 10 anni?

Sempre iperattiva, che faccio duemila cose. L’obiettivo primario è sviluppare il mio marchio ed estendere la filosofia di “portatelovunque” ad altri oggetti.  Mi piacerebbe farlo con un gruppo di persone che abbiano diverse professionalità. Vorrei coltivare parallelamente anche altre attività che oggi sono solo hobby: fotografia, sceneggiatura e montaggio video. Poi, viaggiare sempre e comunque in tutto il mondo.

Come immagini la società italiana tra 10 anni?

Quando ero studentessa mi figuravo un quadro quasi drammatico per noi giovani e per il Paese, ma inoltrandomi nel mondo del lavoro ho capito che qualcosa si stava muovendo soprattutto tra i miei coetanei. Nei momenti di crisi, gli italiani hanno sempre saputo reagire e rispondere in modo creativo ai problemi. Sono molto speranzosa e positiva sul futuro del nostro Paese. Vedo molti miei coetanei che si stanno dando da fare. Noi giovani ci stiamo rivalutando. Forse la diffusione del modello start-up ha agevolato un po’ le cose. La crisi ci ha fatto riscoprire la creatività e la voglia di fare che è un tratto tipico di noi italiani.

 

 

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