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coverchef In Talento

Alessandro Ricchi

Alessandro Ricchi, 35 anni, notaio mancato, crede che tanto tempo fa entità aliene abbiano intrecciato il loro DNA con il nostro per permetterci di progredire. Chef a domicilio, ha creato il marchio “Stasera cucina Tony” per far conoscere e assaporare la cucina tradizionale italiana. Homo Talent vuole saperne di più sui passi salienti del suo percorso di conversione.

 

Cos’è per te il talento?

La risposta a questa domanda è il segreto della vita. Ogni essere umano è nato per fare qualcosa di speciale. Il talento è quel qualcosa che ci distingue dagli altri esseri viventi: animali, piante, etc. Credo in una visione scientifica, ma alternativa all’approccio evoluzionistico storicamente e culturalmente dato. Mi spiego meglio. Credo nell’esistenza di una civiltà extraterrestre di intelligenza superiore che, 24 milioni di anni fa, ha pensato di fare un esperimento intrecciando il suo DNA con quello delle scimmie antropomorfe. Questa è la dimostrazione, secondo me, da cui deriva l’evoluzione del talento.

Che rapporto esiste, secondo la tua percezione, tra il talento e l’attuale mercato del lavoro?

Il talento è l’opposto del mercato del lavoro. E della società intera. Viviamo in una società conformista che tende a reprimere il talento che è la parte più spirituale e autentica. Quindi, nel nostro percorso di sviluppo, la pressione della cultura dominante e dei valori socialmente accettati, tendono a reprimerlo. Il talento convive con una società che non lo riconosce. Per “campare”, siamo costretti ad allontanarci dalla nostra essenza. Viviamo dentro una gabbia, apparentemente liberi.

Il film attraverso cui puoi comunicare qualcosa di te

6 giorni sulla terra di Varo Venturi. Ci ho riflettuto molto su questo film. Mi affascina l’idea che entità aliene possano controllare la nostra mente e noi, padroni del nostro destino, abbiamo tutti gli strumenti per controbattere. Ritengo che l’uomo abbia enormi poteri. Il dramma è che se ne dimentica.

Di cosa ti occupi attualmente?

Sono Chef a domicilio e Personal Chef.  Ci tengo a precisare che sono mansioni diverse ma collegate tra loro. Lo Chef a domicilio è quando mi reco a casa dei clienti, per preparare un pranzo o una cena: faccio la spesa, cucino, e infine pulisco la cucina. Invece, il Personal Chef è un cuoco personale che viene ingaggiato per periodi di tempo più lunghi (da due giorni a un anno). In entrambi i casi mi aiuta una cameriera: il servizio è completo! Gestisco anche tre Home Restaurant (Roma, Marina di Cerveteri e Pitigliano) e la differenza rispetto alle precedenti mansioni è che i clienti sono ospiti a casa mia e mi siedo a mangiare assieme a loro. Questo particolare tipo di esperienza si chiama Social Eating ed è l’aspetto che più mi ha dato soddisfazione in quanto puoi davvero conoscere culture diverse. Questa attività è molto apprezzata dai turisti, purtroppo gli italiani sono ancora titubanti. Non sanno cosa si perdono!

Come sei arrivato fin qui?

Sono laureato in giurisprudenza. Dopo la laurea, ho svolto per due anni sia la pratica forense sia quella notarile. Due anni molto intensi! Due esperienze bellissime che rifarei volentieri. Mi hanno insegnato tanto e mi hanno lasciato un bel ricordo. Soprattutto la pratica notarile. Terminati i praticantati, volevo fare altro. Ho partecipato a ben 25 concorsi pubblici. In quel periodo, però, ero molto confuso. Ho provato a lavorare in proprio come praticante avvocato abilitato. Ma è durato poco.

Cosa è successo in quel periodo?

Mentre preparavo i concorsi, è scattato qualcosa. Studiavo ma non stavo bene con me stesso. Solo quando cucinavo stavo bene. Per tanto, troppo tempo ho allontanato questa necessità di trasformare l’hobby in un lavoro vero e proprio. Mi iscrissi, ad un certo punto, ad un corso professionale di cucina. Per motivi logistici, il corso fu annullato. Pensai:” un altro scherzo del destino!”. Ripresi a studiare ma il desiderio c’era sempre. Premeva e non mi mollava. Trovai finalmente un corso al Marriot Hotel. Non ci ho pensato un secondo, mi iscrissi subito. Mi sentivo bene dentro. La scelta che avevo preso era quella giusta. Morale della favola: ottenni un diploma professionale. Quell’esperienza mi ha insegnato tante cose. Per esempio che si possono fare piatti buoni anche velocemente. Se la cucina è organizzata in un certo modo. Nell’ultimo mese ho provato anche l’esperienza di insegnante agli stagisti appena entrati. Beh, mi è piaciuta.

Quando è scattata la scintilla tra te e la cucina?

Mi ricordo che fin da piccolo, mi piaceva l’idea di fare qualcosa di pratico, di mettere “le mani in pasta”. Aiutavo mia nonna e mia mamma a cucinare durante le festività. C’era sempre un gran da fare. In seguito, ho organizzato feste ai miei amici o ai colleghi universitari. Quello che mi ha sempre spinto era ed è il piacere dell’accoglienza. Mi ricordo che da piccolo avevo il desiderio di fare attività pratiche per far piacere agli altri. La manualità mi ha sempre attratto, è terapeutica. Mi faceva star bene.

Come ti vedi tra 10 anni?

Mi vedo in giro per il mondo a fare il Personal Chef. Soprattutto all’estero con gli stranieri. Mi vedo parallelamente con gli Home Restaurant. In futuro prenderanno molto piede.

Come vedi l’Italia tra 10 anni?

Chiusa in se stessa. Vecchia, gobba, che si trascina. Un Paese che tira a campa’. L’unica via che ci può salvare è l’educazione.

Se l’Italia fosse un piatto?

Sarebbe una pizza capricciosa fredda e gommosa. Dentro c’è un po’ di tutto, con gli avanzi presi un po’ ovunque (sorride sarcastico, ndr).

 

 

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