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Alex_cover In Talento

Alessandro Deplano

Alessandro Deplano, 40 anni, cagliaritano. Fondatore dell’agenzia pubblicitaria GruppoMisto e team leader del progetto no profit Humans of Sardinia, crede che si possa costruire un ecosistema di idee e startup etico dove il denaro sia una conseguenza non la necessaria partenza. 

 

Cos’è per te il talento?

Ci sono cose che non puoi acquistare: l’amore, il tempo e il talento sono tra queste. A volte il talento ti sostiene dove la volontà molla il colpo. Ma anche il contrario: conosco un sacco di gente senza talento che è arrivata più in alto di chi aveva solo quello. Ce ne vuole tanto per uscire dal guado quando la vita ti da degli scossoni forti. Allora lì provi te stesso e capisci se hai più palle o talento. O entrambi. Il talento è una moneta per definizione e ognuno di noi viene al mondo col suo sacchetto. Chi quasi vuoto, chi pieno da scoppiare.

I tre valori per te irrinunciabili

La dignità, la parola data, la Fede.

Una canzone o un libro o un film che ti rappresenta

Il mio testamento spirituale è un brano di Sergio Caputo. Si intitola “Bimba se sapessi”. Lui è un poeta, abile narratore a tratti geniale. Quella canzone mi descrive con disarmante realismo. Mette a nudo la mia propensione a coltivare l’eterno bambino che mi naviga dentro. Il libro che mi ha lasciato un segno profondo è “Il maestro e Margherita” di Bulgakov. Un mix di mistero, esoterismo, fantasia e atmosfera rarefatta come solo i russi sanno costruire. Poi lo so che hai usato la disgiuntiva ma voglio dirti anche qual è il mio film preferito: “Il favoloso mondo di Amelie”. Perché è un capovaloro di immagini e di semplicità e dimostra che il talento (appunto) di un regista produce cose completamente diverse ma tutte belle.

Di cosa ti occupi attualmente?

Sono Account da quasi vent’anni per la pubblicità. Ho una piccola boutique creativa che risponde al nome di GruppoMisto. Facciamo consulenza alle aziende, gli costruiamo il vestito giusto, la strategia per saltare l’ostacolo senza farsi male e poi ci sediamo dalla stessa parte della scrivania quando dobbiamo raggiungere l’obiettivo. Te l’ho venduta bene?

Il progetto personale e/o professionale che ti ha dato lasciato il maggior impatto emotivo?

Dal punto di vista professionale il progetto migliore è davvero il prossimo. Nella nostra professione l’ostacolo più grosso da affrontare è trovare sempre nuovi stimoli, cercare l’adrenalina per dare sempre il meglio. Di solito non sono mai completamente soddisfatto dei lavori del passato e trovo sempre qualche elemento che può essere migliorato o rivisto addirittura da zero. Personalmente mi sono dato alla scrittura e ho realizzato il mio primo romanzo. Ora aspetto il momento opportuno per entrare nel mondo degli adulti anche in questo campo affascinante quanto complesso. Non ho fretta però, perché ci sono davvero tanti che scrivono ma pochissimi che leggono. Sarebbe bello invertire la tendenza.

Se fossi il Ministro dell’Innovazione Sociale quali sarebbero le tre azioni concrete che attueresti nei primi 100 giorni di governo?

Le soluzioni per migliorare le cose sono finite, almeno nel modo classico di intendere l’economia. La grande innovazione viene in primis dal proporre schemi differenti dal Sistema attuale. Invertire le dinamiche del mercato, favorire lo sviluppo delle idee e delle Startup in un ambiente etico, dove il denaro è una conseguenza non una necessaria partenza. Costruire un ecosistema aperto di questo tipo si può. Un processo in cui tutti sono chiamati a partecipare, a essere valutati, pesati e poi lanciati. Ora lo so anche io e so anche come fare. Ma ve lo dirò solo tra qualche tempo.

Sei Fondatore e Art Director dell’agenzia pubblicitaria GruppoMisto Comunicazione e team leader del progetto no profit Humans of Sardinia. Come funziona e che obiettivo avete in mente di raggiungere?

Humans of Sardinia è una grande raccolta di anime. Sono frammenti di vite riflesse per un momento nella lente della nostra reflex. Senza paure di essere giudicati ma con la sfrontatezza di chi affida, anche solo per un momento, le proprie confessioni nelle mani di uno sconosciuto. Un esperimento riuscito, ancora immaturo. Siamo copywriters e fotografi in missione umanitaria. Questo database di vite è solo all’inizio. Il format newyorkese lo abbiamo migliorato sotto molti punti di vista ma il nostro sogno è di fare crowd funding per casi concreti e pubblicare le nostre raccolte attraverso libri e mostre per fini sociali. Dateci una mano.

Come percepisci il rapporto tra il marketing e la società?

È un rapporto malato. Il marketing non esiste più. Ha sempre meno presa. Esistono esigenze super personalizzate a cui dare una risposta. Lo chiamo marketing sartoriale. molto più difficile leggere la massa perché la massa si sta dissolvendo. La soluzione è partire dal basso, essere lucidi e trasparenti e proporre cose vere. Ora siamo ancora un magma indistinto ma per dare qualità all’offerta bisogna dimenticarsi dello schema offerta-domanda indotta. Funziona sempre meno in una società sommersa da milioni di informazioni alternative.

Come ti vedi tra 10 anni?

Ancora coi capelli lunghissimi.

Come immagini l’Italia tra 10 anni?

Ancora coi conti in rosso. Lunghissimi.

Se l’Italia fosse una canzone

“ E la vita, la vita” di Cochi e Renato, 1974. Nessun dubbio.

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